Non si deve usare il nome di Dio

Tetragramma

È ormai opinione diffusa che non si deve usare il nome di Dio.

In una lettera alle conferenze episcopali sul "Nome di Dio" del 29 Giugno 2008 prot. n° 213/08/L si legge:
"Nelle celebrazioni liturgiche, nei canti e nelle preghiere, il nome di Dio nella forma del tetragramma YHWH non deve essere NE' USATO NE' PRONUNCIATO."
La lettera prosegue motivando tale decisione; dopo aver ricordato che "la traduzione greca dei Settanta, datata all'ultimo secolo prima dell'era Cristiana, ha regolarmente reso il tetragramma ebraico con la parola greca 'Kyrios', che significa 'Signore'" afferma: "A parte il motivo puramente filologico, c'è anche quello di restare fedeli alla [TRADIZIONE] della Chiesa degli inizi, che mostra come il tetragramma sacro non fu mai pronunciato nel contesto cristiano, né tradotto in nessuna delle lingue in cui la Bibbia è stata tradotta."

Cosa dice invece la Bibbia?

Davvero è volontà di Dio che il suo nome non si conosca?

Esodo 9:16 iriporta una pesante dichiarazione che Dio fece arrivare al Faraone: "nvece ti ho lasciato vivere, per dimostrarti la mia potenza e per manifestare il mio nome in tutta la terra." Da queste parole si nota che fa parte del proposito di Dio manifestare il Suo nome in tutta la terra.

In Esodo 15:3, per far adempiere in Suo proposito ha fatto scrivere apertamente il Suo nome: "Il Signore è prode in guerra, si chiama [יהוה]."

Molti Suoi approvati servitori, come Mosè e Davide, cantarono: "Voglio proclamare il nome di [יהוה]" (Deuteronomio 32:3 e 2° Samuele 22:50). Evidentemente costoro non pensavano minimamente di non dover usare il Santo nome del nostro Creatore.

Quando il re Salomone finì la costruzione del tempio lo dedicò al suo Padre Celeste con una sentita preghiera in cui spiegava che questo era un posto in cui poter invcare il nome di Dio per essere perdonati (1° Re 8:35) in cui anche gli stranieri avrebbero potuto invocare il suo nome (versetti 41 e 42) e così tutti i popoli della terra avrebbero potuto conoscere il nome di Dio (versetto 43). Il fatto che Dio approvò quella preghiera dimostra che è anche volontà di Dio che si coonsca il suo Grande Nome.

Anche Elia, quando smascherò il falso dio Baal non esitò a invocare Dio per nome davanti all'apostata popolazione (1° Re 18:24).

In Salmo 9:10 (o il versetto successivo in alcune traduzioni) si legge: "Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, perché non abbandoni chi ti cerca, [יהוה]."

Salmi 34:3 (tranne al traduzione CEI) riporta le accorate parole del Salmista Davide: "Celebrate con me [יהוה], esaltiamo il suo nome tutti insieme."

E ancora i Figli di Cora cantarono: "Certamente farò menzione del tuo nome per tutte le generazioni avvenire. Perciò i popoli stessi ti loderanno a tempo indefinito, sì, per sempre." (Salmo 45:17)

È quindi avvio che è volontà di Dio che si conosca il suo nome, ma ad esso sono legate molte profezie, come quella di Ezechiele 38:23 in cui Dio promette: "Così mostrerò la mia potenza e mi santificherò; mi farò conoscere agli occhi di molte nazioni, ed esse sapranno che io sono [יהוה]".

Questi sono solo alcuni dei versetti che mostrano in che modo si esprime la Bibbia riguardo al nome di Dio, solo nei salmi si fa riferimento al nome di Dio più di 100 volte, ma c'è di più: la Bibbia ha spesso sottolineato l'importanza di conoscere e utilizzare questo santo nome.

Romani 10:13 dice senza mezzi toni che "chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato."

Proverbi 18:10 sottolinea il punto con le parole: "Il nome dell'Eterno è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio."

 Cosa ne pensava Gesù del nome del Padre?

Nella celebre preghiera del "Padre Nostro" Gesù mostra un modello di preghiera per insegnare a pregare ai suoi discepoli e la comincia con le parole: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome" (Matteo 6:9)
Per Gesù la santificazione del nome del Padre è tanto importate da metterlo al primo posto, anche prima della venuta del Suo Regno, del compimento della Sua volontà, del perdono dei nostri peccati.

Gesù si comportò in armonia con la sua preghiera? Ovviamente si, infatti potè dire con libertà di parola "Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo." (Giovanni 17:6).

È  evidente che il nome proprio di Dio non è ancora universalmente santificato, ma i veri servitori di Dio anelano vedere l'adempimento di questa profezia.

Una buggia nella buggia

Le subdole parole della lettera citata all'inizio nascondono una seconda buggia: dicendo di voler rimanere fedeli alla tradizione della Chiesa lasciano intendere che i Cristiani del primo secolo non usassero il nome di Dio.

Abbiamo già visto che Gesù Cristo non era uno di questi, ma cosa ne pensava dei capi religiosi che insegnavano di non usare il nome di Dio?

Il capitolo 23 di Matteo riporta le sue parole rivolte alle folle: "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno... guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare... guide cieche... Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?".

In precedenza Cristo aveva già fatto notare "Così facendo, voi avete annullato il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione" (Matteo 15:6).

È allora evidente che molti Ebrei del primo secolo avevano deviato dal seguire le istruzioni della Bibbia e insegnavano tradizioni antiscritturali. Questi stessi ebrei arrivarono addirittura ad uccidere Gesù stesso e i suoi seguaci. Non erano quindi i cristiani che non usavano il nome di Dio ma gli apostati di quel tempo, che si erano seduti sulla cattedra di Mosè. È il caso che imitiamo il loro operato?

Come si pronuncia il nome di Dio?

Come abbiamo visto, il nome proprio di Dio è ampiamente diffuso nella Bibbia e vi ricorre circa 7.000 volte. Nel testo originale ebraico ricorre più spesso di qualsiasi altro nome o titolo, e si scrive יהוה (da destra verso sinistra). È una forma del verbo ebraico hawàh, che significa "divenire", lo si potrebbe tradurre "Egli fa divenire" ad indicare Dio come Colui che adempie progressivamente le sue promesse e che realizza immancabilmente i suoi propositi.

La pronuncia originale di tale nome non si conosce esattamente, visto che la lingua usata per scrivere la Bibbia fu l'ebraico, ormai in disuso, in cui si scrivevano solo le consonanti, senza vocali. Finché l'ebraico veniva parlato regolarmente gli israeliti sapevano come pronunciare il nome oggi noto come tetragramma, un po' come oggi sappiamo come pronunciare le sigle Sig. (signor) o Dott. (dottor). L'usanza antiscritturale di non pronunciare il nome di Dio impedì la diffusione della pronuncia in lingua originale. Studiosi ipotizzano la pronuncia "Jahveh" o "Yahweh".

In Italiano invece tale tetragramma viene tradotto "Geova".

È obbiezione diffusa che non conoscendo la pronuncia in lingua originale non si può considerare Geova il nome attendibile con cui tradurre il tetragramma. È logica questa espressione? No perché questo è ciò che normalmente si fa con i nomi Bibblici. Per esempio sapreste dire con quale nome veniva chiamato Gesù nel parlare quotidiano? Probabilmente Yeshua (o forse Yehoshua), ma di certo non Gesù! Quando i racconti della sua vita furono scritti in greco gli scrittori ispirati non cercarono di preservare quell'originale pronuncia ebraica, ma resero quel nome in greco: Iesoùs, e oggi è noto in modi diversi a secondo della lingua in cui si parla. Smetteremo di usare questo nome perchè non conosciamo la precisa pronuncia in lingua originale? Finora a nessun traduttore è venuto in mente un'idea del genere. Togliere dalla Bibbia qualsiasi menzione del nome di Gesù per sostituirlo con un semplice titolo come "Maestro" o "Mediatore" significherebbe onorarlo?

Tutti gli altri nomi bibblici li pronunciamo in Italiano e non cerchiamo di imitare la pronuncia originale, perfino per quelli di cui conosciamo l'esatta pronuncia originale. Non è quindi sbagliato usare la forma Yahweh o simili, semplicemente la forma italiana Geova è la più naturale e più semplice da pronunciare per noi. Ecco perché alcune traduzioni preferiscono riportare Isaia 12:4 con le parole: "E in quel giorno certamente direte: “Rendete grazie a Geova! Invocate il suo nome. Fate conoscere fra i popoli le sue gesta. Menzionate che il suo nome dev’essere innalzato." (per esempio la "Traduzione del Nuovo Mondo" in Italiano e la "Reina Valera" in spagnolo).

Fonti estra-bibbliche

A pagina 41 della prefazione, la versione a cura del Pontificio Istituto Biblico dice: “Per esprimere l’idea di Dio la lingua ebraica dispone di molti termini. Il più frequente (1.440 volte nel Pentateuco, più di 6.800 volte in tutta la Bibbia) è ‘Jahve’ . . . , nome proprio, come personale”.

Dopo aver discusso varie pronunce, il professore tedesco Gustav Friedrich Oehler concluse dicendo: “Da questo punto in poi uso la parola Geova, perché in effetti questo nome è stato adottato nel nostro vocabolario, e non può essere sostituito”. — Theologie des Alten Testaments, seconda edizione, Stoccarda, 1882, p. 143.

Lo studioso gesuita Paul Joüon afferma: “Invece della (presunta) forma Yahweh, nelle nostre traduzioni abbiamo usato la forma Jéhovah . . . che è la forma letteraria convenzionale in francese”. — Grammaire de l’hébreu biblique, Roma, 1923, nota in calce a p. 49.

L'insidia di questa buggia

Come considerate un libro di cui non conoscete nemmeno il nome dell'autore?

Purtroppo molte traduzione, omettendo il nome di Dio o riducendolo a poche note a margine di pagina o nella prefazione, hanno diluito il suo messaggio rendendolo anonimo, quando invece il suo Autore lo aveva atenticato con il suo Nome come un sigillo di garanzia.

Nascondere il Nome di Dio rende anche più difficile stringere una stretta relazione con Lui e vederlo come un reale Confidente, Padre e Amico.

Senza un nome proprio è anche fin troppo facile fare confusione in tanti brani bibblici e presentare Gesù al posto del Padre.

Non conoscendo il Nome del proprio Creatore e anche difficile riporre fede nelle sue promesse, visto che il significato del suo nome è per i suoi leali una garanzia di adempimento. A anche difficile chiedere protezione a qualcuno di cui neanche si conosce il nome.