L'anima è immortale

cosa dice la bibbia sull'anima?Tante religioni sostengono che l'uomo sia formato da una parte carnale detta "corpo" e da una spirituale detta "anima", ed, essendo quest'ultima indipendente dal corpo e non soggetta alle leggi fisiche, non può essere distrutta, ma sopravvive alla morte del corpo e continua una vita spirituale (non meglio definita).

Cosa insegna invece la Bibbia?

La definizione che ne fa la Bibbia è invece abbastanza differente: in essa il termine "anima" viene tradotto dall’ebraico "nèfesh" e dal greco "psychè". L’uso biblico di questi termini mostra che per anima si intende una persona o un animale, o la vita che la persona o l’animale ha in quanto tale.

Per esempio Genesi 2:7 afferma che "Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima [nèfesh] vivente" (Nuova Riveduta). Non si dice che Dio diede un'anima ad Adamo, ma che egli stesso divenne un anima vivente. La stessa frase viene riportata anche nelle Scritture Greche in 1° Corinti 15:45.

Anche 1° Pietro 3:20 usa il termine tradotto anime come sinonimo di persone, infatti dice: "...ai giorni di Noè, mentre si preparava l'arca; nella quale poche anime, cioè otto, furon salvate tra mezzo all'acqua" (Riveduta Luzzi).

In Giosuè 11:11 si legge: "Passò a fil di spada tutte le anime [nèfesh] che vi si trovavano, votandole allo sterminio; non lasciò anima viva;". È evidente che qui per anima si intende persona fisica, facilmente stroncabile con una spada.

Apocalisse 16:3 usa poi il termine tradotto per anima in una visione simbolica in riferimento ad animali che muoiono: "Poi, il secondo angelo versò la sua coppa nel mare; ed esso divenne sangue, come di corpo morto; ed ogni anima vivente morì nel mare" (Diodati).

In Ezechiele 18:4 ammette esplicitamente che "l'anima che pecca sarà quella che morrà" (Riveduta Luzzi).

Matteo 10:28 contraddicendo ogni ipotesi di immortalità dell'anima afferma: "non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna". In questo caso per anima si intende la possibilità di tornare a vivere quando Dio risusciterà i morti sulla terra (come sostiene Giovanni 5:28-29) e non certo una forma di vita spirituale immortale.

Ecclesiaste 3:19 spiega che il concetto di morte per l'uomo è simile a quello degli animali: "C’è un’eventualità circa i figli del genere umano e un’eventualità circa la bestia, e hanno la stessa eventualità. Come muore l’uno, così muore l’altra; e tutti hanno un solo spirito [in ebraico "rùach" che è diverso da anima "nèfesh"]". Se nessuno ha mai ipotizzato una vita spirituale distinte dal corpo per gli animali perché si dovrebbe ipotizzarla per gli uomini che hanno la stessa eventualità?

Salmo 146:4 fa chiarezza su cosa accade dopo la morte degli uomini: “Il suo spirito se ne esce, egli torna al suo suolo; in quel giorno periscono in effetti i suoi pensieri”.

Anche Ecclesiaste 9:5 conferma che con la morte periscono le funzioni cognitive, infatti afferma: "I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla..."

Anche Gesù stesso paragonò la morte al sonno in Giovanni 11:11-14 quando disse: “‘Lazzaro, il nostro amico, è andato a riposare, ma io vado a svegliarlo dal sonno’. . . . Gesù disse loro apertamente: ‘Lazzaro è morto’”. Anche Lazzaro stesso non ha mai accennato a ricordi di una vita extracorporea, ne sarebbe stato amorevole da parte di Gesù richiamare la sua anima sul suo corpo terreno se si fosse trovata in condizioni migliori.

Nella Bibbia, benché si faccia riferimento alla vita in cielo per un numero limitato di Santi con un corpo spirituale, il concetto di una anima immortale non compare da nessuna parte.

Fonti estra-bibbliche

  • “Il concetto cristiano di un’anima spirituale creata da Dio e infusa nel corpo al concepimento per fare dell’uomo un’unità vivente è frutto di una lunga elaborazione nella filosofia cristiana. Solo con Origene [morto nel 254 E.V. ca.] in Oriente e con Sant’Agostino [morto nel 430 E.V.] in Occidente l’anima fu definita sostanza spirituale e fu elaborata una concezione filosofica sulla sua natura. . . . La sua dottrina [di Agostino] . . . doveva molto (incluse alcune carenze) al neoplatonismo”. — New Catholic Encyclopedia (1967), Vol. XIII, pp. 452, 454.
  • “Il concetto di immortalità si deve al pensiero greco, mentre la speranza di una risurrezione appartiene al pensiero ebraico. . . . In seguito alle conquiste di Alessandro, il giudaismo assimilò gradualmente concetti greci”. — Dictionnaire Encyclopédique de la Bible, a cura di Alexandre Westphal, Valenza, Francia, 1935, Vol. 2, p. 557.
  • “L’immortalità dell’anima è una nozione greca che prese forma negli antichi culti misterici e che fu elaborata dal filosofo Platone”. — Presbyterian Life, 1° maggio 1970, p. 35.
  • “Il problema dell’immortalità, come abbiamo visto, fu oggetto di attenta considerazione da parte dei teologi babilonesi. . . . Né i seguaci né gli esponenti del pensiero religioso affrontarono mai la possibilità dell’annientamento totale di ciò ch’era stato un tempo chiamato all’esistenza. La morte era il passaggio a un altro tipo di vita”. — The Religion of Babylonia and Assyria, di M. Jastrow jr., Boston, 1898, p. 556.
  • “Nell’Antico Testamento non c’è alcuna dicotomia [divisione] fra corpo e anima. L’israelita vedeva le cose concretamente, nella loro totalità, e quindi considerava gli uomini come persone e non come entità composite. Il termine nepeš [nèfesh], pur tradotto con la nostra parola anima, non significa mai anima distinta dal corpo o dal singolo individuo. . . . Il termine [psychè] nel Nuovo Testamento corrisponde a nepeš. Può significare il principio vitale, la vita stessa, o l’essere vivente”. — New Catholic Encyclopedia (1967), Vol. XIII, pp. 449, 450.
  • “Il termine ebraico per ‘anima’ (nefesh, ciò che respira) fu usato da Mosè . . . , per indicare un ‘essere animato’ e si riferisce ugualmente agli esseri non umani. . . . L’uso di psychè (‘anima’) nel Nuovo Testamento è simile a quello di nefesh”. — The New Encyclopædia Britannica (1976), Macropædia, Vol. 15, p. 152.
  • “La credenza che l’anima continui a esistere dopo la dissoluzione del corpo è argomento di speculazione filosofica o teologica più che di fede soltanto, e di conseguenza non è espressamente insegnata in alcun punto della Sacra Scrittura”. — The Jewish Encyclopedia (1910), Vol. VI, p. 564.

Tra le prime definizioni di anima immortale troviamo quella di Platone non certo un concetto bibblico: “A nostro avviso, la morte è qualcosa? . . . Che altro è se non separazione dell’anima dal corpo? E il morire cos’è se non un distinguersi del corpo dall’anima, un isolarsi in sé, un separarsi dall’anima e, questa, a sua volta, dal corpo? . . . E l’anima, forse, non ha in sé la Morte? No. Ma, allora, l’anima è immortale. Sì, immortale”. — Platone in Fedone IX, LV; Garzanti, 1980, trad. di Nino Marziano, pp. 83, 160.

L'insidia di questa bugia

Ogni bugia sulla Bibbia può essere considerata un attentato alla nostra relazione con Dio, ma questa va ha minare la nostra visione della Bibbia: concetti così confusi e difficili da capire ci fanno apparire i concetti biblici erroneamente incomprensibili, inspiegabili e inutili da studiare. Inoltre, l'idea di una vita incorporale che continua dopo la morte si presta bene per altre speculazioni e ulteriori bugie: troppo spesso purtroppo si sente dire, in caso di decesso di bambini, che Dio li ha voluti con se, caricando cosi il nostro Creatore di ulteriori accuse e rendendolo più difficile da amare.

Tante persone poi vivono con la paura di una punizione eterna o nell'incertezza di una vita futura difficile da immaginare e che quindi non si può anelare e non può motivare le nostre scelte attuali.