La Bibbia non va presa alla lettera

La Bibbia presa alla letteraSono molti coloro che, pur asserendo di cedere nella Bibbia, pensano che essa non può essere presa alla lettera. Molti sostengono tale tesi considerando che, se Dio stesso ci ha dotato di intelligenza, vuole che valutiamo soggettivamente la condotta o la scelta migliore da intraprendere a secondo delle circostanze. Altri, valutando che è stata scritta millenni fa, non la ritengono una valida guida nella vita odierna. Altri ancora fanno ricorso al fatto che essa parla in modo simbolico e che la dobbiamo interpretare nelle questioni specifiche che incontriamo nella vita quotidiana.

Premetto: In questo articolo, invece, non prenderò in considerazione coloro che insinuano che, nel corso degli anni, sono state fatte aggiunzioni e omissioni o che errori nel processo traduttivo ne impedirebbero la corretta comprensione se letta alla lettera, perché questi argomenti verranno trattato in articoli specifici. Tali supposizioni mette in dubbio la capacità del Suo Autore di salvaguardare questo magnifico dono fatto agli uomini sinceri. Se ci fosse questo rischio l'intera Bibbia non potrebbe essere presa in considerazione ed essere ritenuta la parola di Dio. Mi limito solo a ricordare che numerosi scoperte di manostritti antichissimi, come i rotoli del Mar Morto, confermano che la Bibbia pervenuta fino ai nostri giorni non presenta sostanziali differenze da quella che si leggeva ai giorni di Gesù.

Espressioni come "va dove ti porta il cuore" o "al cuore non si comanda", lasciano intendere che la scelta migliore sia quella dettata dalla condizione sentimentale del momento.

Cosa dice invece la Bibbia?

Dovremo fare ricorso alla nostra intelligenza?

Sono molti i passi che affermano il contrario, per esempio Proverbi 3:5-6 dice: "Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri".

Il profeta Geremia, riconoscendo i limiti dell'uomo e dell'importanza di lasciarsi guidare dalla sapienza divina, in preghiera ammise: "Lo so, Signore, che l'uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi." (Geremia 10:23). Lui era così convinto che la saggezza umana è limitata che scrisse in Geremia 9:23-24 (nella traduzione CEI un versetto prima) "Così dice il Signore: «Non si vanti il saggio della sua saggezza, ma ... di conoscere me..." e a proposito di seguire il proprio cuore in Geremia 17:9 disse: "Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?" (Nuova Diodati)

Il Saggio re Salomone, benché proprio lui ricevette da Dio particolare sapienza, gli fa eco con queste parole: "Chi confida nel suo cuore [o sennoi] è stolto" (Proverbi 28:26).

Anche l'apostolo Paolo, consapevole che l'unica sapienza viene dall'alto, in 1° Corinti 3:18 disse "Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente".

In Proverbi 20:24 si legge: "Dal Signore sono i passi dell’uomo robusto. Riguardo all’uomo terreno, come può discernere la sua via?"

Il profeta Isaia spiega pure perché è così poco saggio fare affidamento al proprio punto di vista con le parole che troviamo in Isaia 55:8 "«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri»".

Forse quando Gesù parlò della strada larga che conduce alla morte aveva in mente le parole di Proverbi 16:25: "C'è una via che all'uomo sembra diritta, ma finisce con il condurre alla morte".

Ti sembra che queste parole incoragino a valutare soggettivamente e in base alla propria intelligenza le decisioni da prendere nella propria vita? Ma c'è dell'altro: in Proverbi 21:2 si legge: "Agli occhi dell'uomo tutte le sue vie sono rette, ma chi pesa i cuori è il Signore".

Il rischio è di ritenere giusto ciò che Dio ritiene sbagliato. Isaia 5:20-21 avverte: "Guai a quelli che dicono che il bene sia male e che il male sia bene, quelli che mettono le tenebre per la luce e la luce per le tenebre, quelli che mettono l’amaro per il dolce e il dolce per l’amaro! Guai a quelli che sono saggi ai loro propri occhi e discreti pure di fronte alle loro proprie facce!"

Come valutare altrimenti ciò che è giusto o sbagliato se non lasciandosi guidare da ogni lettera della parola di Dio?

Proverbi 17:15 avverte: " Chi dichiara malvagio il giusto e chi dichiara giusto il malvagio, sì, tutt’e due sono qualcosa di detestabile al Signore".

In Malachia 2:17 si legge "Voi avete stancato il Signore con le vostre parole; eppure chiedete: Come lo abbiamo stancato? Quando affermate: Chiunque fa il male è come se fosse buono agli occhi del Signore e in lui si compiace; o quando esclamate: Dov'è il Dio della giustizia?"

Faccio un esempio: oggi è opinione diffusa che un Dio di amore non può condannare due uomini o due donne che si amano e convivono. Purtroppo tentare di interpretare il volere di Dio con la nostra intelligenza, senza tenere in considerazione ciò che ha fatto scrivere nella sua Parola in 1° Corinti 6:9-10 può significare una grave mancanza di rispetto per la sua legge.

Possiamo prende alla lettera un libro scritto migliaia di anni fa?

continua...

Dovremmo prendere la Bibbia alla lettera o interpretarla?

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L'insidia di questa buggia

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