Il Cantico dei Cantici

Chi lo ha scritto: Salomone
Dove fu scritto: Gerusalemme
Quando fu completato: circa 1020 a.C.

 

 

 

 

“IL MONDO intero non era degno del giorno in cui questo sublime Cantico fu dato a Israele”. Con queste parole il “rabbino” ebreo Akiba, vissuto nel I secolo d.C., espresse il suo apprezzamento per il Cantico di Salomone o Cantico dei Cantici. L’espressione “cantico dei cantici” ricalca fedelmente il testo ebraico, e denota superlativa eccellenza, come l’espressione “cieli dei cieli” per indicare il più alto dei cieli. (Deut. 10:14)

Prove della sua ispirazione

Nei tempi antichi la canonicità del Cantico dei Cantici fu del tutto indiscussa. Molto prima dell’era volgare era già considerato parte integrante e ispirata del canone ebraico. Fu incorporato nella Settanta greca. Giuseppe Flavio lo inserì nel suo catalogo dei libri sacri. Perciò le prove della sua canonicità sono le stesse comunemente addotte per qualsiasi altro libro delle Scritture Ebraiche.

Di cosa parla?

Infatuato di una bella ragazza di campagna, il re Salomone, nonostante l'enorme saggezza e ricchezza, non riusci a distoglierla dal genuino amore di lei per un pastore con cui era fidanzata. Davanti a un potente quanto genuino amore che legava i due giovani il potente re di Gerusalemme non potè che arrendersi e rispettosamente apprezzare la lealtà della ragazza.

Guida alla lettura

I personaggi implicati nel racconto sono:

  • Salomone re di Gerusalemme,
  • un pastore,
  • la sua diletta Sulamita,
  • i fratelli di lei,
  • dame di corte (“figlie di Gerusalemme”),
  • donne di Gerusalemme (“figlie di Sion”),

 La Sulamita nell’accampamento di Salomone (1:1-14).
La fanciulla si trova nelle tende reali in cui il re l’ha condotta, ma il suo unico desiderio è quello di vedere il suo amato pastore. Desiderando ardentemente di vedere il proprio caro, parla come se egli fosse presente. Le dame di corte al servizio del re, le “figlie di Gerusalemme”, osservano incuriosite la Sulamita a causa della sua carnagione bruna. Lei spiega che è bruciata dal sole perché custodiva le vigne dei suoi fratelli. Quindi si rivolge a colui che ama come se fosse libera e gli chiede dove lo può trovare. Le dame di corte la invitano a uscire e a pascolare il suo gregge accanto alle tende dei pastori.
Salomone si fa avanti. Non vuole lasciarla andare. Loda la sua bellezza e le promette di adornarla con “cerchietti d’oro” e “borchie d’argento”. La Sulamita resiste alle sue proposte e gli fa sapere che l’unico amore che può provare è per il proprio caro. — 1:11.

Compare il pastore amato (1:15–2:2).
L’innamorato della Sulamita entra nell’accampamento di Salomone e la incoraggia. Le assicura che la ama. La Sulamita anela di stare vicino al suo caro e di avere il semplice piacere di dimorare insieme a lui nei campi e nei boschi.
La Sulamita è una ragazza modesta. “Sono un semplice zafferano della pianura costiera”, dice. Il pastore innamorato pensa invece che lei sia senza pari, e dice: “Come un giglio tra erbacce spinose, così è la mia compagna tra le figlie”. — 2:1, 2.

La fanciulla ha grande desiderio di vedere il suo pastore (2:3–3:5).
Separata di nuovo da colui che ama, la Sulamita mostra di stimarlo più di tutti gli altri, e dice alle figlie di Gerusalemme che sono sotto giuramento di non cercare di destare in lei un amore che non desidera. La Sulamita ricorda il tempo in cui il suo pastore rispondeva alla sua voce e a primavera la invitava sui colli. Lo vede salire sui monti, saltando di gioia. Lo ode gridarle: “Levati, vieni, o mia compagna, mia bella, e vieni via”. Comunque, i fratelli della Sulamita, che non erano sicuri della sua fermezza, si adirarono e la misero a lavorare come custode delle vigne. La fanciulla dichiara: “Il mio caro è mio e io sono sua”, e lo supplica di tornare accanto a lei. — 2:13, 16.
La Sulamita descrive la sua permanenza nell’accampamento di Salomone. La notte a letto desidera grandemente il suo pastore. Di nuovo rammenta alle figlie di Gerusalemme che sono sotto giuramento di non destare in lei un amore che non desidera.

La Sulamita a Gerusalemme (3:6–5:1).
Salomone torna a Gerusalemme con gran pompa, e il popolo ammira il suo corteo. Il pastore innamorato non abbandona la Sulamita in questo momento difficile. Egli segue la sua compagna, che è coperta da un velo, e si mette in contatto con lei. Il pastore rafforza la sua diletta con tenere espressioni di affetto. Lei gli dice che vuole tornare libera e lasciare la città, e quindi egli si abbandona all’estasi d’amore esclamando: “Sei tutta bella, o mia compagna”! (4:7) Un semplice sguardo di lei gli fa battere in fretta il cuore. Le espressioni di tenerezza di lei sono migliori del vino, la sua fragranza è simile a quella del Libano e la sua pelle è come un paradiso di melagrane. La fanciulla invita il suo caro a entrare nel “giardino” di lui, ed egli accetta. Amichevoli donne di Gerusalemme li incoraggiano dicendo: “Mangiate, o compagni! Bevete e inebriatevi delle espressioni di tenerezza!” — 4:16; 5:1.

Il sogno della fanciulla (5:2–6:3).
La Sulamita racconta alle dame di corte un sogno, in cui ode bussare. Il suo caro è di fuori e la supplica di farlo entrare. Ma lei è a letto. Quando infine si alza per aprire la porta, egli è scomparso nella notte. La ragazza esce a cercarlo, ma non lo trova. Le guardie la maltrattano. Lei dice alle dame di corte che, se vedranno il suo caro, sono tenute a dirgli che è malata d’amore. Esse le chiedono che cosa lo renda così straordinario. La fanciulla ne fa una splendida descrizione, dicendo che è “bianco e roseo, il più notevole fra diecimila”. (5:10) Le dame di corte le chiedono dov’è andato; lei risponde che è andato a pascere il gregge fra i giardini.

Ultime proposte di Salomone (6:4–8:4).
Il re Salomone si accosta alla Sulamita. Di nuovo le dice quanto è bella, più amabile di “sessanta regine e ottanta concubine”, ma lei lo respinge. (6:8) Lei è qui solo perché dovendo sbrigare una faccenda era venuta a trovarsi presso il suo accampamento. ‘Che cosa vedi in me?’, chiede la ragazza. Salomone approfitta della sua innocente domanda per parlarle della sua bellezza, dalla pianta dei piedi alla sommità del capo, ma la fanciulla resiste a tutti i suoi espedienti. Coraggiosamente dichiara la propria devozione al suo pastore, chiamandolo. Per la terza volta rammenta alle figlie di Gerusalemme che sono sotto giuramento di non destare in lei un amore contrario alla sua volontà. Salomone la lascia andare a casa. Non è riuscito a conquistare l’amore della Sulamita.

La Sulamita ritorna (8:5-14).
I suoi fratelli la vedono avvicinarsi, ma non è sola. ‘Si appoggia al suo caro’. Rammenta di aver conosciuto il suo innamorato sotto un melo e dichiara il suo incrollabile amore per lui. Vengono menzionati alcuni precedenti commenti dei suoi fratelli che si preoccupavano per lei quando era “una piccola sorella”, ma lei dichiara d’essersi dimostrata una donna matura e stabile. (8:8) Acconsentano ora i suoi fratelli che si sposi. Il re Salomone si tenga pure le sue ricchezze! Lei è contenta della sua unica vigna, poiché ama esclusivamente il suo caro. Nel suo caso questo amore è forte come la morte e il suo divampare è come “la fiamma di Iah”. L’insistere sull’esclusiva devozione, “inflessibile come lo Sceol”, ha trionfato e l’ha portata alla sublime e gloriosa unione con il suo diletto pastore.

Cosa possiamo imparare?

In questo libro viene dato grande risalto alla fedeltà, all’integrità e alla lealtà ai princìpi divini. Il cantico insegna la bellezza della virtù e dell’innocenza di chi ama veramente. Insegna che il vero amore è incrollabile, inestinguibile e incorruttibile. I giovani di entrambi i sessi, nonché i mariti e le mogli, possono trarre beneficio da questo bell’esempio di integrità quando sorgono tentazioni e si presentano allettamenti.
Senza ombra di dubbio si potrebbero alleviare frustrazioni e problemi di tantissime famiglie se si imitasse il buon esempio dei due giovani.

Tali nobili sentimenti, inoltre, ben rappresentano quelli che prova Cristo per la sua simbolica sposa(2° Corinti 11:2; Efesini 5:23-27).

Dal sincero rispetto e ammirazione del re Salomone per la ragazza si può apprendere molto su come approcciarsi a un potenziale coniuge ed un eventuale rifiuto deve essere considerato con il massimo rispetto.

Sicuramente eventuale pressioni delle dame di corte non tenevano conto dei sentimenti e dei sogni dei due giovani. Anche per noi, potrebbe essere opportuno valutare se è il caso di dare consigli su questioni che non conosciamo sotto ogni aspetto.